denison

Si può stampare la pasta in 3D? Com'è fatta una foglia di rosmarino? Che cos'è questo CRISPR di cui parlano tutti? Qual è la temperatura perfetta per cuocere la carne? Com'è cambiata l'agricoltura da un secolo a questa parte? I “grani antichi” sono antichi davvero? E chi era mai Nazareno Strampelli?

Queste e tantissime altre sono le domande che hanno animato il Mantova Food and Science Festival appena terminato: una tre giorni di iniziative, eventi, degustazioni, performance teatrali, mostre e laboratori, frequentatissimi nonostante la pioggia, in cui di cibo si è parlato, si è raccontato e si è scritto in maniera non ideologica, ma quanto più possibile scientifica e curiosa, di quella curiosità senza la quale nessuna scienza sarebbe mai nata.

A partire dalla rassegna stampa mattutina presentata da Giordano Masini e curata proprio da noi di Strade del Cibo, le tre giornate mantovane hanno visto dibattiti su tutti gli aspetti della produzione di cibo: si è ricordata la Rivoluzione Verde di Norman Borlaug (e il suo precursore Nazareno Strampelli, il "mago del grano"), che ha permesso alla popolazione mondiale di quadruplicare in meno di un secolo, ma si è parlato anche di cucina, con la grigliata finale a cura di Dario Bressanini, per l'occasione "scienziato della carne", e di ingegneria genetica, quel CRISPR così difficile da pronunciare, e che sembra destinato a soppiantare gli OGM. L'evento ha fatto sold out e gli organizzatori - l'iniziativa è partita da Confagricoltura Mantova - stanno già lavorando alle prossime edizioni. 

Pochissimo spazio è stato dato alle retoriche contrapposte che di solito avvelenano qualunque dibattito su questi temi: molto di più se ne è concesso agli interrogativi epocali sulle sfide che attendono l'umanità nel prossimo futuro, interrogativi di cui si è fatta interprete, tra gli altri, Nina Fedoroff: biotecnologa tra le più autorevoli del pianeta, National Medal of Science negli USA, ex consigliere scientifico di Condoleezza Rice e Hillary Clinton, che ha inchiodato la platea del teatro Bibiena con una conferenza emozionante.

Già, perché troppo spesso si tende a dimenticare che nessun dibattito intellettuale, nessuna presa di posizione, nessuna illuminata politica sarebbe possibile se mancasse il presupposto fondamentale, cioè avere abbastanza risorse per non morire di fame. Quella "globalizzazione" che molti odiano, che crediamo nata pochi decenni fa, è invece la stessa di cinquecento anni fa, quando il peperoncino appena arrivato dalle Americhe riuscì a conquistare tanto la Calabria quanto l'Indonesia. La "chimica", che quando si parla di agricoltura e di cibo sembra diventata il male assoluto, è parte di noi, della nostra vita, di quello che mangiamo e del mondo che ci circonda.

Non a caso gli organizzatori del Festival di Mantova hanno scelto come claim "Coltiviamo conoscenza": in un'era così interconnessa, il futuro dell'umanità passa necessariamente dall'accrescere il bagaglio di conoscenze a nostra disposizione, dal non pensarci mai "arrivati", dal continuare a dubitare di ogni dogma, come la scienza ci insegna.