Il quinto rapporto del Science and Technology Committee della Camera dei Comuni Britannica mette in evidenza le contraddizioni del sistema europeo di approvazione degli Organismi Geneticamente Modificati, e la pericolosa situazione di stallo che questo sistema, sulla base di pretesti che hanno poco a che fare con le evidenze scientifiche sull'argomento, ha determinato negli anni.

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"In primo luogo, l'obiettivo dell'attuale sistema normativo sugli OGM si basa sul presupposto che le colture geneticamente modificate rappresentino intrinsecamente un rischio maggiore rispetto alle colture prodotte con altre tecniche. Questo porta a non riconoscere che il rischio rappresentato da una coltura ha poco a che fare con il modo in cui questa è prodotta ma ha per lo più a che fare con le caratteristiche che essa manifesta e con le metodologie con le quali viene utilizzata in campo. Tale regolamentazione "per processo", peraltro, non riesce a tenere il passo con il progresso tecnologico e quindi potenzialmente agisce come un freno all'innovazione.

In secondo luogo, l'attuale sistema valuta i rischi di questi prodotti, ma non tiene conto dei loro benefici potenzialmente significativi per i produttori, i consumatori e, sempre più, per l'ambiente.

Infine, ed è forse la cosa più significativa, non riesce a rispettare il principio di sussidiarietà, impedendo agli Stati membri di prendere le proprie decisioni in merito alla possibilità di adottare o meno una serie di prodotti per i quali esistono profonde divisioni politiche in tutta l'UE. Questo induce gli Stati membri che si oppongono per ragioni politiche alle modificazioni genetiche a contestare la scienza, esagerando l'incertezza e travisando il principio di precauzione, nel tentativo di ritardare o impedire in tutta l'UE la loro autorizzazione. Come risultato, le autorizzazioni rimangono intrappolate nel sistema per anni o addirittura decenni.

Una recente modifica della normativa sugli OGM nell'UE, fortemente sostenuta dal governo, dovrebbe oliare gli ingranaggi politici e potenzialmente rompere la situazione di stallo. Ma non arriva a garantire che gli Stati membri possano accedere gli OGM che hanno superato il processo di valutazione del rischio."

La nuova normativa europea che consente agli Stati membri di bandire le coltivazioni geneticamente modificate sul proprio territorio anche per ragioni "socioeconomiche", senza, quindi, doverne dimostrare la pericolosità per la salute o per l'ambiente, semplificherebbe le cose per gli Stati proibizionisti, lasciando gli Stati più aperti all'innovazione in una situazione simile a quella attuale.

I parlamentari inglesi auspicano che il loro governo faccia pressione per riportare in patria il processo di autorizzazione delle colture, o perché sostenga una riforma di quel processo in sede europea secondo criteri più scientifici e meno ideologici.