pontemorandi

"Andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali". Con queste parole Francesco De Gregori, nella sua canzone Viaggi e miraggi, descrive questa caratteristica della città. Ha ragione, Genova non è solo una città di salite e discese, di carruggi e piazzette, di curve e tornanti. È anche una città di svincoli e viadotti.

Il Ponte Morandi non è l’unico, basta percorrere lo svincolo dell’uscita autostradale di Genova Nervi per rendersene conto: una strada sospesa in cielo che ti sembra di ammarare. Genova è striscia di case, stretta tra mare e monti. Gli spazi vanno inventati, scoperti tra le terrazze collinari, ricavati tra le strette case dei carruggi, inventati, appunto, in cielo. 

Il Ponte Morandi fu realizzato in quattro anni, tra il ‘64 e il ‘67. Non collegava solo l’area cittadina a quella periferica, il levante al ponente, collegava l’Italia alla Francia. Un’opera immensa interamente in cemento armato, un ponte di oltre un chilometro, con piloni alti quanto grattacieli di trenta piani.

Fin dalla sua costruzione, il ponte ebbe bisogno di adeguamenti strutturali, piani di manutenzione imponenti, frequenti interventi di manutenzione straordinaria, negli ultimi anni di “manutenzione continua”. In origine fu stimata una durata di 50-60 anni, i ponti non hanno vita eterna, si sa. L’Ingegner Pietro Misurale, autorità in materia di opere pubbliche, dice che “la tragedia del ponte Morandi è la stessa tragedia dell’aereo con troppe ore di volo, del naufragio della nave con troppi anni di navigazione, ma è anche la vergogna dell’accanimento terapeutico e della mancanza di coraggio di chi poteva dire basta. I ponti crollano, sta a noi decidere quando”.

Già, è molto comodo scaricare ogni responsabilità sul gestore, che pure ragionevolmente ne ha, come se la questione fosse meramente tecnica, quando invece la principale responsabilità va ricercata nella demagogia delle scelte politiche e nella codardia delle scelte strategiche. Da tempo il tema dell’affidabilità del ponte era all’ordine del giorno. Fin dai primi anni duemila si è prospettata una soluzione fondata sulla sua demolizione controllata e la contestuale costruzione di una più sicura struttura alternativa che "bypassasse" la città, la cosiddetta “Gronda”.

Un po’ di insipienza, l’infelice pratica dei veti incrociati e la fermissima opposizione di ambientalisti, rifondaroli e pentastellati, uniti nel Comitato anti-Gronda, hanno impantanato la proposta in uno sterile dibattito astratto. La giunta comunistoide del Sindaco Doria (è normale che non ne abbiate mai sentito parlare, data la sua passività) fu contraria al progetto e se ne disinteressò, la recente giunta Bucci lo mise invece all’ordine del giorno, ma i ponti non sempre aspettano i politici.

I paladini dell’onestà, i grillini, rivendicano un immaginario mondo perfetto, ma sono specializzati nel lasciare quello reale così com’è. Lo hanno orgogliosamente testimoniato con la loro opposizione a Expo milanese e alle Olimpiadi romane. La Gronda non ha fatto eccezione. Così, quando nel 2012 l’allora Presidente della Confindustria genovese Giovanni Calvini profetizzò il crollo entro dieci anni e mosse un accorato appello, sostenuto dai richiami di tanti docenti della Facoltà di Ingegneria di Genova, volto ad accelerare la costruzione della Gronda, i Grillini, forti dell’attivo sostegno di tanta parte della sinistra genovese, blateravano della “favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi”.

Preferirei non ricordare, per non infierire, le parole con le quali il consigliere pentastellato Paolo Putti liquidò il progetto in Consiglio Comunale, considerandolo alla stregua di un complotto dei “poteri forti”.

Quand’ero bambino Genova contava quasi un milione di abitanti, era la capitale italiana dell’industria pesante e porto sicuro del triangolo industriale. La deindustrializzazione dell’IRI, la miope gestione portuale e la mancata realizzazione dell’alta velocità della tratta Genova-Milano (altro regalo del grillismo e della “vera sinistra”) hanno oggi relegato Genova in un anonimato irrilevante. Col crollo del ponte, una città già in crisi, abitata da poco più di cinquecentomila abitanti, per lo più anziani (età media più alta d’Italia), è stata colpita al cuore e si isola ancor più: treni a bassa velocità, autostrada interrotta. Il Sindaco Bucci dice che la città non sarà messa in ginocchio.

Forse confida nel fatto che le parole che Francesco Guccini regala nel suo brano Piazza Alimonda, non siano solo poetiche, ma rispondano al vero: "Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo, verso l'orizzonte. Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d'anima forte". Sì, confidiamo nella sua anima forte.