Cancel culture e ritorno del sacro. Il Girard apocrifo di Thiel
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C’è un paradosso che attraversa il nostro tempo: nonostante le società occidentali si definiscano secolarizzate, sembrano riemergere forme nuove — e spesso inconsapevoli — di sacralità.
Per leggere certe derive contemporanee non bastano più Arendt, Orwell e Huxley. Ha ragione Federico Rampini a suggerire un ritorno a Canetti: oggi va riletto soprattutto Massa e potere, magari accostandolo anche a una declinazione liberale di Girard. Perché molte forme di illiberalismo non scendono più soltanto dall’alto: salgono dal basso. Nascono dalla folla, dal parossismo morale, dal bisogno di scomunicare, espellere, cancellare.
È lì che alligna il politicamente corretto, e quando degenera smette di essere linguaggio di rispetto e diventa spada punitiva: violenta, puritana, illiberale. Il paradosso è che uno dei principali incubatori di queste dinamiche sia proprio la più importante liberal-democrazia del pianeta: gli Stati Uniti d’America.
Basta scorrere i cataloghi di Netflix o Disney per intuire il clima del tempo: non tanto una censura di Stato in senso classico, quanto una pedagogia del conformismo, una selezione morale dei contenuti, una riscrittura simbolica del reale. Non siamo ancora nella dittatura novecentesca. Ma siamo già dentro qualcosa che le somiglia nel riflesso condizionato della massa: il bisogno di individuare il colpevole, isolarlo e sentirsi, per un istante, purificati.
La secolarizzazione non elimina automaticamente il bisogno di vittime, anzi può semplicemente trasferire i vecchi meccanismi sacrificali in forme nuove, più rapide, diffuse e digitali. La piazza non è scomparsa, si è smaterializzata. Il rogo non arde più nel centro del villaggio, ma nella simultaneità dei social, dove l’indignazione collettiva può trasformarsi in rito punitivo, in espulsione simbolica, in caccia al colpevole. In questo senso la cancel culture può apparire come una riemersione del sacro violento dentro una società che si crede del tutto desacralizzata.
Girard aveva individuato nel meccanismo del capro espiatorio il fondamento nascosto dell’ordine sociale: la comunità scarica su una vittima la propria violenza per ritrovare un equilibrio momentaneo. La modernità, con il suo processo di secolarizzazione, sembrava aver disinnescato questi meccanismi. Ma forse li ha solo trasformati.
Il paradosso è che, mentre alcuni denunciano questi meccanismi, finiscono per piegare Girard in senso reazionario o neo-sacrale, quasi che il rimedio al sacrificio moderno fosse il ripristino di un ordine sacro forte. Ma lì c’è un altro rischio speculare: invece di disinnescare la violenza mimetica, la si ricolloca dentro una cornice ideologica diversa ma ugualmente pericolosa. Ed è quello che fa Peter Thiel, il magnate filo Trump che evoca l’anticristo e sogna l’ancien regime.
Da un lato troviamo il moralismo punitivo della folla digitale, dall’altro la tentazione di rispondere con un recupero deformato del sacro.
Forse possiamo leggere anche la vicenda degli Epstein files, che stanno diventando un argomento della battaglia politica interna americana e anche un’arma per indebolire Trump, alla luce di queste categorie. Ma c’è un paradosso che vale la pena osservare. Scandali come questi finiscono inevitabilmente per indebolire il fronte occidentale proprio mentre è impegnato nella competizione con le grandi potenze autoritarie – Cina e Russia – e nel confronto con il fondamentalismo islamico dell’Iran.
Eppure, tutto questo accade per una ragione precisa: la democrazia occidentale permette libertà di stampa, diritto di critica, inchieste giudiziarie. In Occidente i mostri emergono. Altrove no. I mostri cinesi, russi o iraniani vengono sepolti, censurati, schiacciati sotto il tallone di ferro delle rispettive dittature.
Ed ecco il paradosso: la trasparenza delle democrazie diventa materiale per la propaganda anti-occidentale. Ma la differenza resta decisiva: mentre nelle democrazie i mostri possono essere denunciati, nelle dittature restano nell’ombra.
Le democrazie sembrano più corrotte perché i loro errori sono visibili. Le dittature sembrano più "pulite" perché i loro scheletri restano sepolti negli armadi.
E ad aggravare tutto si aggiunge l'ideologia woke: una mano tesa alle dittature illiberali. Ad anticristo, anticristo e mezzo. Non ci resta che un esorcismo per salvare l’Occidente in crisi.






