Anni piombo

Uno spunto di riflessione dedicato ai rivoluzionari dalla kefiah griffata Dior. Questo è in fondo "Il Sonno della Ragione", libro di Manuel Fondato recentemente pubblicato da Historica.

Il libro è un vero e proprio inno alla disillusione generazionale degli ultimi quarant'anni. Attraverso il racconto di una vicenda famigliare, a tratti dolorosa, evidenzia l'inquietudine politico-­filosofica che ha caratterizzato e caratterizza tutt'oggi le generazioni post-miracolo italiano.

Nonostante la narrazione ripercorra fedelmente la cronaca dell'Italia degli anni di piombo, il romanzo potrebbe tranquillamente prestarsi ad una lettura che potremmo definire "manzoniana" di denuncia sociale. Molte pagine infatti, soprattutto quelle in cui il protagonista si scontra con la cruda realtà, sono pagine amare, che inducono alla riflessione qualunque lettore attraversi o abbia attraversato la fase di rottura tra chimerico e tangibile.

Sotterfugi, intrighi, fiducia tradita, un'idea della famiglia che mostra tutta la fragilità della sovrastruttura tradizionalistica, uno Stato che si dimostra patrigno dei suoi cittadini e ancor di più dei suoi fedeli servitori, tutte caratteristiche che possiamo pacificamente trasporre nel contesto quotidiano e nell'agitazione interiore di intere generazioni di giovani e meno giovani italiani.

Eppure, scorrendo le pagine del libro, ciò che emerge, e che va ben oltre l'avvincente vicenda dei due fratelli così tanto diversi ma così tanto uguali nei loro affanni esistenziali, è il dato positivo della progressiva crescita del confronto interno tra ideale e materiale.

Paolo cresce e si forma con un'idea di Stato e del servizio allo Stato data dal padre, rappresentante di quell'ultima generazione di italiani da Dio, Patria e Famiglia; quella generazione per cui un figlio servitore dello Stato, in uniforme, era ancora un vanto quanto un figlio medico o avvocato. Ma Paolo impiega poco a capire che l'idea di Stato tramandatagli dal padre è stata ormai tradita da tanti suoi colleghi.

Giulia cresce nella ribellione, prima interiore e successivamente esteriorizzata nella sua partecipazione alla lotta armata; ideologica e militante, anche lei rivedrà le sue posizioni e riconoscerà quanto la sua spinta ideale, pur dalla parte sbagliata, sia stata poi tradita da quei rappresentanti della “rivoluzione” che hanno poi, anche loro, posto il materiale dinnanzi all'ideale.

L'autore mantiene viva la narrazione sul continuo confronto tra sentimento e ragione, tra spinte ideali e ragion di stato, il tutto inquinato da logiche esterne che sparigliano costantemente le carte. Un confronto che porterà i due protagonisti a comprendere l'uno le ragioni ideali dell'altro, pur mantenendo le rispettive posizioni. Un confronto che deve proseguire, espungendo gli elementi nocivi, per mantenere vivo il senso critico di tutti quei giovani per i quali le storie di Paolo e di Giulia, tanto diverse ma tanto simili, rappresentano ancora oggi, scevre dagli elementi estremistici e lette nella loro fase ideale, il modo di vedere, vivere e intendere la politica "di lotta e di governo".

Come il confronto tra Stato e anti­Stato, seppur generati dallo stesso contesto sociale, ha caratterizzato gli anni di piombo e buona parte degli anni ’80, così Paolo e Giulia, fratelli generati dalla stessa madre e dallo stesso padre e cresciuti nella stessa famiglia, si fronteggiano lungo il corso di tutto il romanzo personificando le due visioni antitetiche della società moderna.

La mai banale dicotomia tra protezione della famiglia e protezione dello Stato trova interessanti spunti di discussione e riflessione in un finale volutamente non sentenzioso. Una trama impietosamente realistica, cucita sul tessuto storico e sociale di un’Italia sempre restia a voltare pagina, rispecchia ancora una volta l’immagine di un Paese verghianamente ancorato allo scoglio.

La narrazione esterna e la dovizia di particolari conferiscono al racconto un carattere dossieristico che, unito all’incalzante successione di eventi, presta l’opera di Fondato ad una promettente trasposizione in copione cinematografico.