Mani su Wikipedia

La scorsa settimana, il quotidiano britannico The Independent ha reso noto che Wikipedia in lingua inglese è stata oggetto di un tentativo di truffa: un numero imprecisato di persone vi avrebbe registrato centinaia di utenze per poter inserire voci a pagamento e, successivamente, "ricattare" personaggi più o meno famosi e aziende.

La notizia è stata resa pubblica per la prima volta su Wikipedia in inglese il 31 agosto scorso: nell'ambito di una vasta operazione interna di controllo denominata "Orangemoody", è stato annunciato il blocco di 381 account e la cancellazione di 290 voci. Queste misure sono state prese perché questi utenti hanno commesso varie violazioni al regolamento dell'enciclopedia libera, fra cui il non aver rivelato di essere utenze pagate e l'aver volontariamente alterato le procedure interne.

Il successo che Wikipedia ha ottenuto nel corso degli anni fa sì che molti personaggi e aziende, più o meno famosi, cerchino - direttamente o per mezzo di agenzie di pubbliche relazioni - di inserire, edulcorare o rimuovere informazioni dalle voci che li riguardano. Un gruppo di persone ha quindi deciso di sfruttare questa situazione a proprio vantaggio (e a svantaggio di Wikipedia), creando decine di utenze fittizie allo scopo di aggirare le regole e inserire, dietro pagamento, contenuti promozionali riguardo individui o aziende.

Com'è noto, chiunque può inserire informazioni su Wikipedia, a patto che il contenuto segua le linee guida. In particolare, le voci devono rispettare determinati criteri di rilevanza, definiti e periodicamente rivisti dalla comunità, in base al loro contenuto. Qualora delle voci non rientrino in questi criteri oppure, peggio ancora, siano state palesemente scritte per promuovere persone, prodotti o aziende, la comunità si riserva di cancellarle.

Inoltre, il contributo di utenze che lavorano su commissione è tollerato su Wikipedia a precise condizioni (le regole della comunità italiana, ad esempio, sono leggibili in questa pagina). In particolare, oltre al rispetto delle regole di Wikipedia, è previsto che l'utente dichiari esplicitamente nella propria pagina utente il proprio conflitto di interessi, in modo da garantire la massima trasparenza e permettere alla comunità di verificare il rispetto delle norme interne.

I 381 account bloccati la settimana scorsa non hanno affatto cercato di seguire le regole, anzi hanno cercato di nascondere il proprio operato il più possibile, nella speranza di poter rimanere "invisibili" ai controlli. Speranza vana, soprattutto se si considera che, secondo quanto scritto dagli amministratori anglofoni, la quasi totalità delle voci scritte su commissione non rientrava affatto nei criteri di rilevanza decisi dalla comunità.

Era solo questione di tempo, quindi, prima che una di queste utenze – Orangemoody, appunto, da cui l'operazione ha preso il nome – venisse colta con le mani nel sacco. Nel corso dell'indagine interna, durata ben tre mesi (da fine maggio a fine agosto), sono emersi nuovi particolari anche grazie alla collaborazione delle vittime della truffa.

Si è così scoperto che gli autori delle voci promozionali si sono spesso presentati sotto falso nome, o meglio sotto falso nickname, millantando di essere utenti di lungo corso o addirittura amministratori di Wikipedia. Non solo: dopo qualche tempo, tornavano alla carica presso i loro "clienti", chiedendo una quota mensile di 20 o 30 sterline per "monitorare le voci create perché non venissero cambiate" e "non fare partire una procedura per la cancellazione delle voci".

Al momento, non risulta alcun coinvolgimento della polizia britannica in tutta la vicenda, né risulta che alcuna delle vittime abbia sporto denuncia. Se sappiamo quanto successo, insomma, lo dobbiamo ai wikipediani stessi, che hanno proceduto in totale autonomia a individuare i responsabili, espellerli dalla propria comunità e rimuovere i loro contributi non desiderati.

Sicuramente non si può definire questa una vicenda costruttiva, ma appaiono altrettanto poco costruttivi i titoloni a effetto apparsi sulla stampa italiana, come "Il racket di Wikipedia" e simili: non c'è nessuna mafia, nessun complotto, e il sistema Wikipedia, per quanto delicato, sa difendersi da solo, anche abbastanza bene. A giudicare dalle inchieste di cui si legge nella stessa stampa di cui sopra, peraltro, sarebbe molto difficile dire lo stesso di molte istituzioni italiane.