Piantedosi, Salis, i cani da guardia della democrazia e i guardoni dei letti del Palazzo
Istituzioni ed economia

Oggi la sfida tra stampa “patriottica” e stampa “democratica” – che sono le due forme uguali e contrarie di prostituzione politica della cosiddetta informazione indipendente – è concentrata sulle avventure erotico-politiche dell’onorevole Ilaria Salis e del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Ovviamente i giornalisti che si occupano delle relazioni extramatrimoniali dei due politici spiegherebbero con la bocca a culo di gallina che giammai di pettegolezzo si tratta, ma di una serissima inchiesta sui loschi magheggi del potere.
Ai giornalisti di opposizione, non importa proprio – come è noto – sputtanare il Ministro per la storiazza auto-spifferata dalla sua nuova fidanzata, o quel che è, ma indagare con acribia ragionieristica sugli emolumenti che le raccomandazioni del Ministro possono avere procurato all’influencer con cui si accompagna. Tutta roba al massimo a due zeri, a quanto pare, ma conta il principio. Tutta roba legalissima, fino a prova contraria, ma dove mettiamo la disciplina e l’onore a cui i funzionari pubblici, quali sono i membri dell’esecutivo, devono religiosamente attenersi?
Allo stesso modo, a destra non importa – come è notissimo – far passare la militante antagonista per una poco di buono, che si accoppia con un collega di precedenti teppistici, ma indagare con inflessibile rigore sulla possibile violazione del regolamento amministrativo bruxellese, che vieta di assumere come assistente parlamentare gli "affetti stabili", ma non i trombamici. E allora, in nome della trasparenza, chiarisse Salis quale è il tenore amicale o sentimentale, precario o stabilizzato col bel portaborse!
Il problema è che non c’è niente da ridere se si pensa a quali siano le conseguenze della grottesca trasformazione dei cani da guardia della democrazia – come amano definirsi i giornalisti – nei guardoni infoiati del sottobosco erotico del Palazzo e nella ignobile giustificazione di questa corvée come un eroico tributo alla trasparenza delle istituzioni.
Il moralismo e il voyeurismo si confondono nella eccitazione pornograficamente morbosa per il privato dei potenti, con l’effetto di ridurre la vita pubblica e lo stesso discorso pubblico a palcoscenico delle loro debolezze personali e di fare scomparire lo “specifico” delle istituzioni, cioè le decisioni pubbliche e le loro conseguenze, di cui nessun politico è chiamato a rispondere più di quanto debba fare per vicende di mutande e sottane.
Ma c’è del metodo, purtroppo, in questa follia. Una precisa strategia di alienazione di massa. L'informazione del pettegolezzo serve la politica del pettegolezzo e attesta l'irrimediabile "normalità" della vacuità al potere.






