Campanini notinmyname

Appena si è diffusa la notizia, poi smentita, che il responsabile della strage di Berlino fosse un giovane profugo pakistano, la cancelliera tedesca Merkel ha rilasciato una dichiarazione di indiscutibile chiarezza, ribadendo in sostanza che la Germania e l'Europa devono reagire alla sfida jihadista e, più in generale, gestire i complicati dossier della politica migratoria senza rinnegare uno solo dei principi della loro 'costituzione morale'.

L'ultima scommessa su cui Angela Merkel, ricandidandosi per un quarto mandato, gioca la sua leadership è la più pericolosa, proprio perché è la più fondamentale per la tenuta della costruzione europea. L'euro, il mercato unico, le quattro libertà di movimento, il pluralismo religioso, il diritto all'asilo e alla protezione umanitaria dei rifugiati politici stanno tutti dentro lo stesso pacchetto, la stessa logica e la stessa "etica" e sono tutti simultaneamente nel mirino dei nemici dell'Europa tedesca.

La cosa deve essere ben chiara anche gli strateghi militari e mediatici del Califfo, che sanno come oggi attorno alla Merkel si giochi in Europa la partita decisiva e come, caduto l'argine della Germania, nei tempi nuovi dell'Europa post-unitaria si affermerà un diritto post-umanitario o addirittura "post-giuridico" in tema di immigrazione e asilo che aprirà la strada a una nuova (e chissà se inedita nelle forme) stagione di ostilità nazionaliste e di paranoie protezioniste democraticamente incatenate alla frustrazione e alla paura del "popolo" e ai manovratori più spregiudicati dei suoi sentimenti.

Un terreno fertile non solo per le guerre di religione del jihadismo deterritorializzato, ma per tutte le ostilità fratricide che il nazionalismo europeo ha saputo produrre e saprebbe, purtroppo, riprodurre una volta caduto il muro dei tabù (a partire da quello per la discriminazione etnico-religiosa) che l'Unione ha faticosamente eretto come argine al rischio del cupio dissolvi.

Oggi è chiaro che i profeti della "sottomissione" dell'Europa alla minaccia islamista avevano sbagliato profezia. Non perché la violenza religiosa non continui a costituire un problema o una minaccia per la sicurezza degli intellettuali irregolari, dei liberi "bestemmiatori" del Profeta o dei comuni cittadini sacrificati da un terrorismo pornograficamente votivo e sinistramente randomico, quindi ininfiltrabile e difficilmente prevenibile con misure di sicurezza e di intelligence tradizionali. Non perché il separatismo islamico, teorizzato e praticato in frange consistenti dell'islam europeo, non abbia in sé una forza disgregativa e dunque intimidatoria. Non perché la violenza islamista "non abbia niente a che fare con il vero islam", come se i fenomeni storici, per imporsi come tali, abbisognassero di un bollino teologico.

La profezia è sbagliata perché rispetto all'islam la reazione della società europea non è di capitolazione, ma di totale rigetto. La "sottomissione" da temere e da combattere, perché l'Europa non rinneghi se stessa come società libera di uomini e di donne libere, non è all'islamismo politicamente corretto, ma all'antislamismo politicamente coatto, alla xenofobia come strategia di sicurezza, al nazionalismo come riparo politico, all'etnicismo religioso come passepartout identitario.

La sottomissione dell'Europa non è la resa ai suoi nemici esterni, ma ai suoi fantasmi interiori, al peso del suo passato rimosso e politicamente congelato prima dagli equilibri della Guerra Fredda e poi dall'euforia del post 1989 e ora riemerso e scongelato dai traumi post-globalizzazione. Guardiamo a cosa è culturalmente ridotto l'est europeo liberato o foraggiato dall'Ue e che oggi parla di Bruxelles come della nuova Mosca; guardiamo cosa si dice in Francia, cosa è successo nel Regno Unito, cosa rischia di succedere in Italia.

Oggi è normale che un politico di opposizione o un giornalista "di lotta" accusi i governi che salvano o accolgono i profughi come responsabili degli omicidi o delle stragi compiute dai terroristi islamisti (che peraltro molto spesso non sono né stranieri, né profughi, né immigrati). E sono pochissimi i politici di governo o i giornalisti "perbene" disposti a dire apertis verbis che questa è una marea montante di merda razzista in cui rischiamo tutti di affogare. Angela Merkel, con parole diverse, lo fa e anche per questo è, suo malgrado, l'ultima speranza contro la sottomissione e la dissoluzione dell'Europa.

@carmelopalma