La Maga che dice che Brigitte Macron è un uomo e lo stato della democrazia americana
Scienza e razionalità

Da due anni un'influencer dell’ultradestra americana, Candace Owens, ex direttrice della comunicazione di Turning Point USA, l’organizzazione di Charlie Kirk e adoratissima da Trump, ha iniziato una campagna di diffamazione contro Brigitte Trogneux, coniugata Macron, sostenendo che sia una trans nata maschio.
Neppure la circostanza che, prima di sposare Emmanuel Macron, Brigitte avesse avuto da un altro uomo tre figli, peraltro molto somiglianti a lei, ha fermato il fiume di fango che è dilagato in tutto il mondo.
Perché? Perché il business della comunicazione digitale parla al cervello limbico, che della verità, come è noto, se ne infischia. Questa panzana funziona non perché sveli qualcosa di “segreto” sull’identità di Brigitte – al contrario, inventa “un segreto” che non c’è – ma perché in chi, tra gli adepti Maga in tutto in mondo, già disprezza sia Brigitte, sia Emmanuel eccita furiosamente il desiderio di arrecare loro danno sfigurandone l’immagine pubblica con una bomba denigratoria. La vecchia? È pure un uomo.
Alla fine, la moglie di Macron ha intentato negli Stati Uniti causa per diffamazione all’influencer, che ovviamente avrà agio di trasformare questo processo in una formidabile baracconata mediatica. La scelta che aveva davanti la moglie del presidente francese era in ogni caso lose-lose: se non avesse fatto causa, avrebbe accreditato la tesi diffamatoria; facendo causa fornirà alimento all’ulteriore sospetto di avere manipolato la giustizia americana, per coprire vergogne inconfessabili.
Visto che Brigitte ha annunciato la disponibilità a fornire prove scientifiche sul fatto di essere nata donna, c’è da attendersi che – se pure sarà utile dal punto di vista processuale – questo aprirà un mercato secondario di ecografie taroccate e di chissà quale altro esame strumentale sulle pudenda di Brigitte, che renderanno il tutto ancora più paranoicamente morboso.
La cosa, si fa per dire, divertente è che nel frattempo Candace Owens ha iniziato a spacciare sospetti pure sull’ex datore di lavoro Charlie Krik, indicando per il suo delitto una pista ebraico-sionista e aprendo un certo casino nell’universo Maga, che non può però ripudiare la constituency antisemita (alla Tucker Carlson, per intendersi), perché tutto fa brodo nel pentolone del fascio-populismo trumpiano e, come si dice dei maiali in cucina, non si butta via niente.
Questa ignobile vicenda dimostra due cose, che non ci si dovrebbe mai dimenticare di ricordare.
La prima è che il mondo Maga è variegato, ma non ha significative differenze interne, perché tutti i personaggi sono asset dello stesso business e sono manifestazioni, più o meno presentabili o impresentabili, dello stesso fenomeno partorito dalle viscere della storia americana e catalizzato dalla leadership di un imbroglione vile e predatorio. Da questo punto di vista (non ancora – e speriamo mai – da quello istituzionale) il trumpismo è veramente, mutatis mutandis, una copia del fascismo. Una trista epifania autobiografica della nazione.
La seconda è che il sistema della comunicazione e quello dell’informazione hanno ormai regole di funzionamento diverse e per certi versi opposte e che il primo mercato ha soppiantato ampiamente il secondo: quindi dall’eventuale sentenza a favore di Brigitte Macron a uscire trionfatrice sarà comunque Candace Owens, martire della verità negata da un tribunale agli ordini del deep state americano, in combutta coi burattinai dell’Eliseo, sugli attributi inequivocabilmente maschili della Première Dame. Milioni di bot e milioni di fanatici viralizzeranno il contenuto della verità negata e Brigitte rimarrà un trans per tutti quelli che (aumentati di numero) vorranno crederlo.






