jacques Chirac GRANDE

«Non bisogna mai scendere a compromessi con l’estremismo, il razzismo, l’antisemitismo o il rifiuto dell’altro. Nella nostra storia, l’estremismo ci ha già quasi condotti nell’abisso. È un veleno: divide, perverte, distrugge. Tutto nell’anima della Francia dice no all’estremismo».

Chirac pronunciò questa celebre frase nel suo discorso televisivo d’addio alla nazione dell'11 marzo 2007, al termine del suo secondo mandato presidenziale. Quelle parole servirono da solenne monito al popolo francese.

Jacques Chirac è stato un leader complesso. Ha unito il rispetto per la tradizione gollista a una grande empatia popolare. I suoi valori chiave mescolavano l'amore per la nazione, l'apertura al mondo, la difesa del modello sociale francese e il rifiuto di ogni forma di estremismo.

Una delle costanti dell'azione internazionale di Jacques Chirac, durata dodici anni, è stata quella di contribuire a plasmare il mondo in cui vivranno le generazioni future. Per Chirac, la responsabilità della Francia consisteva nel promuovere una visione del mondo di domani in linea con i grandi valori repubblicani e umanistici e nel dare significato e prospettiva alla globalizzazione. All'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, dopo aver mobilitato tutte le forze francesi contro il terrorismo di Al-Qaeda, visitò l'UNESCO e pronunciò un discorso sulla necessità di contrapporre allo «scontro delle culture» il «dialogo tra le culture».

Chirac affermò solennemente che il dialogo tra le culture dovesse essere condotto con lungimiranza e umiltà, poiché il suo peggior nemico è l'arroganza. Ogni civiltà e ogni popolo possono e devono essere orgogliosi di ciò che hanno realizzato e donato al mondo. Ognuno, però, deve anche riconoscere il proprio lato oscuro. Che dire, del resto, dei crimini di cui le civiltà sono capaci, che nessuna, nel corso della storia, ha mai evitato? Tutte, in un momento o nell'altro della loro storia, hanno dato libero sfogo all'intolleranza, al disprezzo e all'odio. Tutte, in un momento o nell'altro della loro storia, hanno cercato di sminuire, o addirittura negare, l'umanità dell'altro.

Per Chirac la Francia non doveva temere di affermare con forza chi fosse: una nazione devota alla libertà, alla fraternità e all'uguaglianza. Un popolo laico, ma rispettoso delle religioni e segnato dalla sua storia religiosa. Un popolo portatore di un messaggio. Un messaggio fondato su una certa idea dell’uomo, dei suoi diritti, della sua dignità, della sua libertà. Un messaggio fondato sulla difesa del modello e dei principi democratici. La Francia di Chirac non temeva di affermare l'esistenza di un'etica universale, quella che ispira la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Il 14 febbraio 2003 inviò il suo primo ministro, Dominique de Villepin, a New York a pronunciare un discorso alle Nazioni Unite contro l’intervento militare in Iraq: «In questo tempio delle Nazioni Unite, siamo i custodi di un ideale, siamo i custodi di una coscienza. La grande responsabilità e l'immenso onore che ci spettano ci impongono di dare priorità al disarmo in tempo di pace. Ed è un Paese antico, la Francia, proveniente da un continente antico come il mio, l'Europa, che oggi ve lo dice, un Paese che ha conosciuto guerre, occupazioni e barbarie. Un Paese che non dimentica e che sa quanto deve ai combattenti per la libertà venuti dall'America e da altri luoghi. Fedele ai suoi valori, vuole agire con risolutezza con tutti i membri della comunità internazionale. Crede nella capacità di costruire insieme un mondo migliore».

Con altrettanto coraggio, il 16 luglio 1995, ruppe un tabù gollista e riconobbe ufficialmente, per la prima volta, la responsabilità dello Stato francese e la sua collaborazione con il regime nazista nella deportazione di undicimila ebrei francesi in Germania durante il rastrellamento del Vel' d'Hiv del 16 e 17 luglio 1942. Con questo discorso, Jacques Chirac ruppe con l'argomentazione, spesso sostenuta, secondo cui la Francia non poteva riconoscere tale responsabilità perché il governo di Vichy non costituiva un'autorità politica legittima in quanto solo de Gaulle, leader della Francia Libera, incarnava uno Stato legittimo.

Jacques Chirac non riscrisse la storia: si limitò a descrivere gli eventi. Ammise che, durante l'Occupazione, gli agenti di polizia e i gendarmi che avevano arrestato gli ebrei e li avevano consegnati ai tedeschi per la deportazione e lo sterminio agivano su ordine dei loro superiori, le autorità governative. Riconobbe la terribile responsabilità della Francia in queste deportazioni.

«La Francia, terra dell'Illuminismo e dei diritti umani, terra di accoglienza e asilo, quel giorno commise l'irreparabile. Venendo meno alla sua promessa, consegnò i suoi cittadini protetti ai carnefici, tradendo i valori umanistici, i valori di libertà, giustizia e tolleranza che sono alla base dell'identità francese e ci legano per il futuro».
Sempre nel 1995 il suo discorso sulla frattura sociale rappresentò un forte richiamo alla solidarietà repubblicana e un’ammissione del fallimento del modello economico di fronte alle crescenti diseguaglianze, segnando la presa di coscienza che il progresso non beneficiava più tutti i cittadini:

«Una nazione è una comunità di donne e uomini uniti nella solidarietà, legati da valori comuni e da un destino condiviso. C'è qualcosa di assurdo e ingiusto nella nostra società. Non siamo mai stati così ricchi, eppure migliaia di persone dormono per strada, rinunciano alle cure mediche per mancanza di denaro e i bambini non possono più nemmeno mangiare nelle mense scolastiche. La paura del futuro si fa sempre più forte. Questa è la spirale discendente che dobbiamo spezzare. Questo è il cambiamento che il popolo francese attende. Questa è l'aspirazione che vogliamo realizzare».

Sotto la sua presidenza, ai tempi della coabitazione con Lionel Jospin, venne adottata la legge SRU (Solidarité et Renouvellement Urbain) che impone a tutti i Comuni francesi con più di 3.500 abitanti l'obbligo tassativo di avere almeno il 20% o il 25% di alloggi sociali sul proprio territorio. I Comuni che non rispettano questa quota vengono sanzionati con pesanti sanzioni pecuniarie. Quella legge rappresentò una risposta alle emergenze abitative e oggi la Francia dispone di uno stock di 4,7 milioni di alloggi sociali, chiamati HLM (Habitations à loyer modéré).

Di fronte al dilagare dell’estremismo religioso, il 17 dicembre 2003, Chirac pronunciò un grande discorso sulla laicità in occasione della promulgazione della legge Stasi: «La laicità è la pietra angolare della Repubblica e garantisce la libertà di coscienza. Protegge la libertà di credere o non credere. Assicura a tutti la possibilità di esprimere e praticare la propria fede pacificamente e liberamente, senza la minaccia di vedersi imporre convinzioni o credenze diverse. Permette a donne e uomini di ogni estrazione sociale e di ogni cultura di essere tutelati nelle loro convinzioni dalla Repubblica e dalle sue istituzioni. La Repubblica si opporrà a tutto ciò che separa, a tutto ciò che divide, a tutto ciò che esclude! La Repubblica rifiuta ogni discriminazione basata su sesso, origine, colore della pelle o religione. In termini di diritti delle donne, la nostra società ha ancora molta strada da fare».

Jacques Chirac è stato il principale artefice del «cordone sanitario» della destra moderata francese contro l'estrema destra. Durante la sua intera carriera politica, rifiutò categoricamente ogni alleanza formale, elettorale o governativa con il Front National (FN) di Jean-Marie Le Pen.

In termini di valori, Chirac ha onorato la sua reputazione e ha svolto mirabilmente il ruolo di presidente. Il suo lascito politico si fonda saldamente sulla difesa dei grandi valori repubblicani contro ogni forma di estremismo e su scelte internazionali coraggiose. Il suo operato ha ridefinito la coscienza storica della Francia: metà dei francesi nutre nostalgia per gli «anni Chirac», un presidente che viene ricordato per il suo carisma, l’amore per la provincia e la capacità di entrare in sintonia con la Francia rurale e profonda.

Chirac ha lasciato un testamento spirituale e politico ai francesi, mettendo in guardia il Paese dalle derive ideologiche e intolleranti.