societa e politica grande

Il 26 giugno è uscito il libro "Piano B. L'Italia che verrà. Note per il cambiamento che serve", secondo capitolo del progetto collettivo Piano B, edito da Donzelli. Il punto di partenza è una constatazione, quasi paradossale: non siamo mai stati così connessi, non ci siamo mai sentiti così soli.

La tecnologia ha aumentato in modo esponenziale il numero dei contatti, senza però restituire qualità ai legami che contano davvero. È attorno a questo scarto, tra quantità di connessioni e qualità delle relazioni, che si costruisce l'intero impianto del volume. Il progetto di Piano B nasce nel 2022, ma affonda le radici già nell'esperienza del Forum Civico del 2018, tramite un percorso che ha messo insieme persone di diversa formazione - economisti, sociologi, demografi, giuristi, esponenti del terzo settore - accomunate da quella che i promotori stessi chiamano "amicizia politica" e da una diagnosi condivisa sullo stato di salute della politica italiana, sempre più fragile nella sua capacità di interpretare la realtà e provare a elaborare risposte adeguate.

Dopo il primo volume, "Piano B. Uno spartito per rigenerare l'Italia", uscito nel 2024, questo secondo lavoro si propone come strumento per il dibattito pubblico, in vista delle prossime elezioni politiche. Gli autori tengono a marcare la distanza da ogni adesione o organizzazione partitica, poiché non si tratta di programmi elettorali o anticamera di partiti, esistenti o nascenti, quanto di (usando le loro stesse definizioni) una sorta di cassetta degli attrezzi concettuale.

L'obiettivo dichiarato è riportare al centro dell'agenda pubblica un tema che la politica italiana, nella sua forma attuale, fatica a intercettare in modo sistemico, ossia la qualità dei legami sociali intesa come infrastruttura del Paese, e non come suo accessorio. Alla stesura hanno lavorato in diciannove: Leonardo Becchetti, Marco Bentivogli, Luigino Bruni, Carla Collicelli, Chiara Giaccardi, Enrico Giovannini, Elena Granata, Luca Jahier, Mauro Magatti, Alfredo Marra, Ugo Morelli, Vittorio Pelligra, Ermete Realacci, Alessandro Rosina, Roberto Rossini, Valentina Rotondi, Andrea Simoncini, Paolo Venturi e Giorgio Vittadini.

Un gruppo eterogeneo per background e competenze che da oltre un anno lavora in comune su lavoro, salute e sostenibilità, provando a colmare quella che considerano la vera distanza del momento, tra le soluzioni che già esistono, sperimentate nei territori, e una politica ancora incapace di raccoglierle e tradurle in decisioni. La diagnosi che apre il volume non usa mezzi termini, con un linguaggio quasi clinico, parlando di "patologia sistemica" dell'Italia. Il libro la ricostruisce come l'esito di decenni di scelte culturali, economiche e di politica pubblica che hanno finito per premiare l'efficienza individuale a scapito della relazione, la prestazione a scapito della cura, la competizione a scapito della cooperazione.

È una lettura che si inserisce in un solco di riflessione più ampio, che richiama sia la "modernità liquida" di Zygmunt Bauman sia l'analisi della solitudine iperconnessa proposta da Sherry Turkle in Alone Together. Dal principio che i legami umani andrebbero insomma trattati come infrastruttura del Paese, più che come supplemento facoltativo, derivano quattro aree di intervento (persone, ambiente, tecnologia, lavoro) che Piano B non tratta come compartimenti separati di un programma tecnico, ma sempre attraverso la lente della capacità dei legami sociali di tenere insieme ricostruendo.

Non è solo una scelta di contenuto, ma soprattutto di metodo, ed è coerente con il percorso di realtà come Base Italia (di cui Marco Bentivogli è coordinatore nazionale), la startup civica che dal 2020 lavora per generare un ponte tra società civile e rappresentanza politica, e da cui il progetto Piano B trae in buona parte origine. In questo senso Piano B si configura come una prosecuzione naturale di quel percorso - non un manifesto chiuso dentro un libro, ma "una strada da fare".

Resta aperta, e gli autori non provano a nasconderla dietro facili ottimismi, la domanda più difficile: esistono davvero le condizioni perché tutto questo lavoro collettivo si traduca in cambiamento reale, o rischia di restare l'ennesima testimonianza da convegno? La risposta che il libro prova a dare nasce da un'osservazione empirica già menzionata, ovvero quella che il Paese, nei suoi territori, produca già risposte più avanzate di quelle che il dibattito pubblico nazionale riesce a raccogliere e restituire. Il rischio più concreto, semmai, è l'autoreferenzialità - quella "stessa gente ai convegni" che gli autori dichiarano esplicitamente di voler evitare di diventare. Un Piano, tra teoria e pratica, che si propone come punto di partenza per l'Italia che verrà, nell'elaborazione continua delle soluzioni che servono.