bettini grande

Oggi il Mahatma del Campo Largo, Goffredo Bettini, è tornato a parlare per dare ragione a Conte sul pericolo russo (inesistente) e sul riarmo nazionale (antipopolare) e affidare ufficialmente a un esponente del PD (Manfredi) l'organizzazione di un centro alleato: ma che bella autonomia!

Bisognerebbe prendere atto che, dentro una sinistra che ha riesumato il vocabolario intimidatorio dei Partigiani della Pace stalinisti degli anni ‘50, la “resistenza riformista” non ha né la possibilità, né soprattutto l’ambizione di cambiare la direzione di marcia di questa nuova gioiosa macchina da guerra, cui per il bene dell’Italia, dell’Ucraina e dell’Europa, ci si può solo augurare un destino analogo a quella occhettiana.

L’unico obiettivo realistico che i sedicenti riformisti possono perseguire è ben poco riformista: ritagliarsi un diritto di tribuna garantito nel prossimo Parlamento, dentro una compagine che li considererà alla stregua di un comodissimo alibi pluralista, come gli ebrei usati da scriminante anti-antisemita nel palestinismo pro Hamas. È un obiettivo a portata di mano e perfettamente coerente con la strategia di Conte e Schlein, che eviteranno la totale pulizia etnica dei cosiddetti riformisti, ma al contrario premieranno i più disponibili a un indolore e recitativo frondismo, ovviamente autorizzato dall’alto.

L’argomento che i riformisti più devoti alle Loro Maestà della coalizione demo-populista usano come giustificazione – il primo obiettivo riformista ed europeista è impedire la vittoria di Meloni, tutto il resto è secondario – è in realtà la prova provata della loro spettacolare malafede e di un’abitudine alla menzogna, che li congiunge moralmente ai padroni di casa, cui chiedono generosa ospitalità.

Su tutto quello che oggi davvero conta per il destino dell’Italia e dell’Europa e di cui la resistenza ucraina e la costruzione di un pilastro europeo della Nato sono la perfetta sineddoche, l’affidabilità del Campo Largo, come dimostrano i voti al Parlamento europeo, è – per quanto sia difficile – pure inferiore a quella della coalizione meloniana. Il sostegno di Meloni a Kyiv è solo a chiacchiere. Ma a sinistra pure le chiacchiere maggioritarie sono contro Kyiv.

Quindi sarebbe il caso che i riformisti, disponibili a fare i critici interni del Campo Lavrov (copyright Pina Picierno), negoziassero i loro seggi di scambio senza gonfiare il petto e inumidire il ciglio pronunciando la parola Ucraina o la parola Europa.