Benvenuta, Giorgia. Meloni ha scoperto Trump il 19 giugno 2026, come scoprì Putin il 24 febbraio 2022
Istituzioni ed economia

C’è qualcosa di ignobile nella gioia maramalda con cui l’establishment del Campo Largo ha malcelatamente salutato la bullizzazione mediatica della Presidente del Consiglio, al punto da accreditare la versione di Donald – “mi ha implorato di fare una foto con me, mi ha fatto pena” – contro la versione di Giorgia, che per una volta ha reagito senza far finta di niente (del resto, come avrebbe potuto?) al modo in cui il capomandamento della Casa Bianca è solito trattare quanti, sulla carta, sarebbero gli alleati degli Stati Uniti, ma il delirio narcisista di Trump classifica come picciotti della sua personale Cosa Nostra planetaria.
C’è però anche qualcosa di insopportabilmente falso nel modo in cui la Presidente del Consiglio ha fatto finta di scoprire ieri come l’ex amico americano irrida chi gli è più vicino e aduli chi gli dovrebbe essere più lontano e riempia di contumelie tutti i premier del G7, per sdilinquirsi complimentoso sulla forza di Putin, Xi Jinping e perfino Kim Jong-un.
Tutto questo avviene per una ragione che Meloni ha sempre rifiutato, accusando di pregiudizio malevolo chi mostrificava the Donald e che ora dovrebbe invece ammettere, cioè che Trump fa così semplicemente perché è così. Ha esattamente la stessa idea dell’ordine politico interno e internazionale che hanno i nemici dell’Occidente liberale, di cui infatti è un socio o una pedina, sulla base dell’interesse convergente a distruggere le fondamenta istituzionali e morali di quell’universalismo politico dei diritti e delle libertà, di cui proprio gli Stati Uniti, pur nelle loro enormi contraddizioni, sono stati il custode e il modello.
Non è la prima volta, del resto, che Meloni – diciamo così – si accorge dei difetti degli amici nel momento in cui hanno iniziato a essergli nemici, come in questo caso, o la loro amicizia avrebbe potuto diventarle molesta e dannosa, come nel più famoso dei casi precedenti.
Infatti Meloni ha scoperto chi e cosa fosse Putin il 24 febbraio del 2022, dopo avere per anni e anni sostenuto le responsabilità euro-atlantiche dell’aggressione all’Ucraina, invocato, in vastissima compagnia, la sospensione delle sanzioni alla Russia ("ultima idiozia di Obama"), festeggiato i trionfi democratici di guerra del macellaio del Cremlino (“la volontà del popolo appare inequivocabile”) e illustrato le benefiche qualità del suo regime (“è parte del nostro sistema di valori europei, difende l’identità cristiana e combatte il fondamentalismo islamico”).
Allo stesso modo Meloni ha scoperto chi e cosa fosse Trump il 19 giugno 2026, malgrado dalla sua stessa reazione trapeli, diciamo così, una previa consapevolezza della caratura politico-morale dell’interlocutore (“Non so perché il Presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade”), taciuta fino ad oggi per opportunismo, quieto vivere o, banalmente, difficoltà di divincolarsi dal suo abbraccio mortale.
Comunque, benvenuta Giorgia. E ora?






