willy

Le narrazioni della cronaca nera stanno alla passione per la giustizia come il gossip sta alla compassione per il prossimo. Possono dare l’illusione di perseguire gli stessi obiettivi ma in realtà seguono percorsi molto diversi.

La giustizia è tradizionalmente rappresentata bendata perché non può fare distinzioni basate sulle apparenze, deve essere glaciale, immune all’emozione. Uno sforzo dell’umano su se stesso per non cedere agli istinti distruttivi del tribalismo e del taglione. La cronaca nera tende sistematicamente all’opposto: si nutre di emozioni e virtuali linciaggi, ha bisogno di fagocitare storie, ha sempre bisogno di dividere fra buoni e cattivi anziché valutare le azioni, fatica a distinguere tra peccati e reati, sentenzia sulla base di immagini appiattite anziché su vissuti pluridimensionali. Vive di titoli di giornali molto più che di sentenze e di intuizioni istantanee molto più che di scrupolose ricostruzioni.

Penso che ciascuno di noi possa ricordare storie di cronaca in cui i ruoli di scena indicati dalla stampa si sono spesso ribaltati, e riconoscere che sistematicamente la ricezione delle notizie (e quindi la loro elaborazione) cambia a seconda del personaggio che può essere attribuito alla vittima o al carnefice. Se Abele è bianco e Caino è nero, se sono maschio o femmina, giovane o vecchio, se hanno famiglia o meno, se sono di bell’aspetto o meno.

Il contorno prevale sull’episodio perché caratterizza la storia da raccontare. È anche per questo che abbiamo visto una serie di commentatori progressisti concentrarsi fino al paradosso su aspetti più di folklore che di sostanza. La trap, le arti marziali, i tatuaggi, i muscoli, Instagram, le vacanze, la birra dopo il pestaggio... fino ad arrivare all’assurdità della richiesta di bandire le arti marziali miste e chiudere le palestre in cui vengono praticate. Un assurdo rovesciamento dal “violento quindi muscoloso” al “muscoloso quindi violento”.

E senza voler banalizzare e liquidare frettolosamente fenomeni di radicalizzazione di ambiente, bisognerebbe prestare attenzione a distinguere tra un pestaggio fascista e un pestaggio effettuato da fascisti. Per quanto esista una zona grigia tra i due fenomeni è opportuno distinguere tra crimini in cui il carattere ideologico ha ruolo preponderante e il fenomeno per cui molti violenti possono riconoscersi politicamente solo in ideologie estremiste e identitarie, da sfoggiare come marchi tribali proprio alla stregua di tatuaggi e look da bad-boy.

Di fronte a tutte questi aspetti emotivamente significativi dovremmo fare anche noi miglior uso della benda di quella dea. Certo: cedervi è del tutto umano, come è più umana la vendetta sulla giustizia, la legge della giungla su quella di mercato, il culto del capo sulla democrazia, lo scontro tra popoli sulla pace e così via. Ma si tratta di pulsioni umane distruttive per l’uomo, ed è il freno posto a queste da costituzioni, codici, istituzioni e maturazione civile che ha permesso alle diverse società umane di fiorire.

È possibile struggersi per il dolore e allo stesso tempo sospendere il giudizio. È certamente possibile occuparsi bene di cronaca nera (anche se appare utopistico nel mondo mediatico di oggi), ma penso che in una società civile la cronaca nera dovrebbe occupare un ruolo discreto, limitato, con l’impegno di ciascuno a tenere pulsioni ed emozioni alla giusta distanza di sicurezza.