alfano renzi

Il passaggio della legge sulle unioni civili - quel che ne è rimasto: moltissimo, anche se non tutto l'essenziale - segna davvero un passo avanti storico per l'Italia e le consente, almeno in parte, di recuperare un ritardo che l’isolava in fondo al gruppo delle democrazie occidentali, con l’abbondante e pessima compagnia dei paesi che denigrano e disprezzano la Western way of life.

Da questo punto di vista, l’atto di imperio del premier ha sortito un effetto che la scorsa settimana non era scontato e che una discussione parlamentare più libera forse non avrebbe consentito o forse avrebbe reso ancora più netto e meno discutibile e pasticciato; ma non ne avremo mai la controprova.

Nello stesso tempo, approvare una legge di tale portata in questo modo, con questi compromessi e con questi doppifondi semantici e simbolici, getta un’ombra sinistra sullo stesso risultato conseguito e ridetermina il perimetro formale e la sostanza politica della mutevole maggioranza renziana, che esce da questo passaggio con un nuovo equilibrio, ancora meno promettente e più impoliticamente “nazareno” di quello con cui aveva affrontato, finora, le emergenze di Palazzo Madama.

Nel gioco di carambola dei numeri al Senato, la legge sulle unioni civili è divenuta il fine che ha giustificato ogni mezzo – sulla paralisi della discussione in Aula, tra Presidente del Senato, Governo e gruppi di maggioranza e opposizione non c’è un solo innocente, ma tanti diversamente colpevoli – ma anche il mezzo che ha giustificato il fine meno confessato e più necessario per Renzi, quello dell’ingresso stabile di Verdini nella coalizione di governo in funzione anti-Alfano e anti-minoranza Pd.

La creazione di “un’area di servizio” parlamentare interna alla maggioranza, che non ha alcuna identità politica, né alcuna differenza da fare valere, se non un potere di coalizione del tutto intra-istituzionale, rende i numeri della maggioranza al Senato più solidi, ma il suo profilo politico più mutevole e equivoco.

un’idea fittizia e del tutto apparente di stabilità, che da necessità del presente potrebbe pure trasformarsi in prospettiva per il futuro, secondo un disegno che lo stesso Verdini dichiara apertis verbis (con qualche ottimismo elettorale di troppo), cioè la creazione di un’area moderata dai contorni del tutto indeterminati – di fatto un grande scatolone post-berlusconiano - che punti a scavallare lo sbarramento del 3% e a rimettersi “a disposizione” di Renzi, a cui i 25 voti di maggioranza assegnati dall’Italicum potrebbero nella prossima legislatura non bastare per arginare le beghe interne al PD.

In tutto questo, se le cose andranno come sembra, oggi al Senato passerà una legge che riconosce alle coppie gay (quasi) pieni diritti, negando però loro una piena dignità sociale. Rubricare – come Alfano ha preteso – le unioni civili alla stregua di un coinquilinaggio erotico, con annessa pensione ed eredità, ma senza rango familiare, non avrà effetti solo simbolici, visto che alle unioni civili si applicano anche le norme in materia di addebito in caso di separazione e divorzio e la causa principale di addebito è la violazione dell’obbligo di fedeltà.

Ma al di là degli effetti pratici, che – ripetiamo – non saranno irrilevanti, il significato culturale di questo sfregio è di suggerire che l’amore omosessuale non è sessualmente, ma moralmente diverso, “naturalmente” disordinato, e non si presta, per sua natura, agli impegni e alle regole obbliganti della famiglia. Un distillato tossico del pregiudizio anti-omosessuale.

Così anche l'approvazione di una legge storica avrà un pesante retrogusto di veleno.

@carmelopalma